lunedì 21 ottobre 2013

PARAFRASI I PASTORI DI D'ANNUNZIO

I pastori - Gabriele D'Annunzio

Settembre, andiamo.  È tempo di migrare.
Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all’Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.

Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d’acqua natía
rimanga ne’ cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d’avellano.

E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!

Ora lungh’esso il litoral cammina
la greggia. Senza mutamento è l’aria.
il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquío, calpestío, dolci romori.

Ah perché non son io co’ miei pastori?

Parafrasi 
E’ Settembre, andiamo. E' il momento di andar via -----> Settembre è periodo della transumanza
Adesso in Abruzzo i miei pastori---> li sente vicini, nel ricordo
abbandonano i pascoli estivi e vanno verso il mare:
scendono verso l'Adriatico agitato----->mare tempestoso in autunno
che è verde come i pascoli dei monti.
Hanno bevuto molto dalle sorgenti sui monti, affinché
il sapore dell’acqua della loro terra
rimanga a confortare i loro cuori di emigranti,----->cuori rattristati
affinché lungo la strada inganni la loro sete a lungo.
Hanno un nuovo bastone fatto di (legno) nocciolo per condurre il
gregge.
E scendono lungo il sentiero antico verso la pianura,--->sentiero tracciato anticamente
come fosse un fiume di erba silenzioso,--->perché l'erba non fa rumore, come invece fa l'acqua
sulle orme degli antenati.
O com'è piacevole la voce di colui che per primo
vede la luce tremolante del mare!
Adesso il gregge cammina lungo la costa.
Non c'è vento.
Il sole illumina il manto delle pecore
Che quasi non si distingue della sabbia.
Si sentono rumori leggeri: il movimento delle onde e il calpestio prodotto dalle zampe delle pecore.
Ah, perché non sono anch’io con i miei pastori?---> ricordo e nostalgia del poeta per la sua terra

Analisi
Questa lirica fa parte della raccolta di poesie Alcyone, composta fra il 1899 e il 1903 e pubblicata nel 1903. Il tema della poesia è il ricordo e la nostalgia.
Il poeta si trova in Francia, ma ripensa alla sua terra, l'Abruzzo, e vorrebbe essere ancora lì, insieme ai pastori che praticano la transumanza, lungo gli antichi tracciati che scendono dai pascoli d'altura verso il mare.
La nostalgia del poeta fa da specchio a quella dei pastori che, con tristezza, si accingono a lasciare quei luoghi bellissimi in cui hanno trascorso l'estate per tornare alle loro case sulla costa.

Nostalgia
Miei pastori
Cuori esuli a conforto
Dolci romori
Ah, perché non sono anch'io co' miei pastori?

Ricordo
Acqua natìa
Antichi padri
Isciaquìo, calpestìo, dolci romori
Ah, perché non sono anch'io co' miei pastori?

Lingua
D'Annunzio alterna vocaboli dotti (vertigia ,esuli) ad altri dialettali (avellano) o inventati (isciacquio, erbal) 



Figure retoriche

Similitudini
 
  • il sole imbionda sì la viva lana che quasi dalla sabbia non divaria
  •  scendono all' Adriatico selvagggio che è come i pascoli dei monti 
  • e vanno pel trattturo antico al piano quasi per un erbal fiume silente
Sinestesìa
  • i dolci romori
Personificazione
  • Adriatico selvaggio
Onomatopee
  • Isciacquìo
  • Calpestìo






3 commenti:

  1. mi è servita molto l'analisi della poesia. grazie mille!

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  2. Molto utile, soprattutto in vista degli esami ��

    RispondiElimina
  3. utilissima sia la parafrasi che l'analisi della poesia. l'ho trovata molto ben fatta e comprensibile.davvero bello anche il fatto che ci siano le figure retoriche, che in altri siti non ho trovato.

    RispondiElimina

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