lunedì 18 gennaio 2016

RIASSUNTO SESTO LIBRO ENEIDE

Enea, dopo aver lasciato Cartagine, raggiunge con le sue navi Cuma, sulle coste della Campania. Una volta sbarcato, mentre gli uomini cercano legna e prede da cacciare, sale verso il Tempio di Apollo, qui edificato da Teseo dopo essere fuggito dal labirinto del Minotauro.
Nel suo antro dalle cento aperture, la Sibilla, sacerdotessa di Apollo, profetizza ad Enea i terribili pericoli che insieme alla sua gente dovrà affrontare una volta arrivato nel Lazio.
Enea e la Sibilla salgono sulla barca di Caronte
Poi, su richiesta dell'eroe, acconsente ad accompagnarlo nell'Ade per rivedere il padre Anchise. Prima, però, Enea dovrà dare sepoltura ad un suo compagno morto e poi portarle un ramo d'oro nascosto nei boschi lì intorno.

Enea torna alla riva e scopre che in sua assenza è morto Miseno, pilota e trombettiere dei troiani, precipitato in mare da un adirato Tritone con cui aveva avuto l'ardire di gareggiare suonando il corno.
I troiani organizzano la cerimonia funebre e, mentre si trova nel bosco, Enea viene guidato da due colombe verso il ramo d'oro di cui parlava la Sibilla.
Tornato dalla sacerdotessa, Enea può finalmente entrare nell'Ade il cui ingresso si trova vicino al lago Averno.

Nel vestibolo dell'Ade Enea incontra per primi i mali che affliggono l'uomo: la Fame, il Dolore la Paura, la Morte, etc. Nel mezzo un grande olmo dai rami frondosi ha attaccati sotto le foglie i Sogni Fallaci (cioè i sogni “sbagliati” degli uomini, quelli che fanno credere o prevedere cose che non accadranno). Sempre in quel luogo ci sono terribili mostri come Briareo, le Scille, la Chimera, Medusa, etc.
A questo punto Enea e la Sibilla si trovano sulle rive dell'Acheronte da dove le anime vengono trasportate da Caronte dall'altra parte del fiume. Non tutti però possono passare: solo quelli che hanno ricevuto sepoltura. Gli altri, gli insepolti, appunto, dovranno attendere 100 anni su quella riva.

Tra questi Enea incontra Palinuro, suo timoniere, caduto in mare durante il loro viaggio di avvicinamento alle coste della Campania, che, pur essendo sopravvissuto ai flutti, era stato ucciso dagli abitanti della costa per essere stato scambiato per un mostro marino.
La Sibilla profetizza a Palinuro che saranno quegli stessi abitanti a trovare il suo corpo e a dargli la meritata sepoltura.

Caronte si rifiuta di trasportare Enea, in quanto è ancora vivo, ma la Sibilla lo rassicura sulle ragioni di quel viaggio e poi gli mostra il ramo d'oro. A quel punto salgono sulla barca e passano sull'altra riva del fiume, dove si trova una palude. Qui incontrano il feroce Cerbero, cane a tre teste, che viene prontamente addormentato dalla Sibilla con una focaccia soporifera. Lì vicino c'è anche Minosse, giudice infernale, che appunto stabilisce le pene dei peccatori esaminando la loro vita e le loro colpe.

Subito dopo Enea sente il pianto dei bambini che sono morti prematuramente e vicino a loro ci sono coloro che sono morti per una causa non giusta. Poi, circondati dal fiume Stige, ci sono i morti suicidi. Più avanti Enea incontra i Campi del Pianto dove si trovano coloro che sono morti consumati da una passione amorosa. Tra loro c'è anche la regina Didone, suicidatasi dopo l'abbandono di Enea. La donna non parla e non guarda l'amato, è sdegnosa e gli volge le spalle.
Quasi alla fine dei Campi del Pianto si trovano coloro che sono morti in guerra. Qui Enea ritrova tanti compagni troiani, che ancora portano visibili le ferite inflitte dai nemici Achei. Tra loro c'è anche Deifobo, orribilmente sfigurato in volto, che rievoca la terribile notte in cui i greci penetrarono all'interno delle mura di Troia e la strage che ne seguì.

La Sibilla sollecita Enea affinché proseguano nel viaggio e i due si trovano di fronte ad un bivio con due strade: a sinistra si va verso il Tartaro, a destra verso la Città di Dite e quindi ai campi Elisi.


Il Tartaro è un abisso profondissimo circondato da mura e lambito dal Flegetonte a guardia del quale si trova la Furia Tisifone. Il Tartato non può essere visitato dagli uomini giusti, quindi Enea non potrà vederlo, ma la Sibilla gli spiega che vi sono puniti i grandi peccatori come Flegias, i Titani, Teseo, Piritoo, etc.

Enea e la Sibilla si dirigono quindi verso la città di Dite, le cui mura sono state costruite dai Ciclopi.
Qui offrono il ramo d'oro a Proserpina ed entrano nell'Eliso dove si trovano coloro che si distinsero in vita per il valore e ora vivono come beati dedicandosi alle attività preferite: c'è chi danza, chi lotta, chi fa attività fisica, etc.

Fra i prati verdi e i boschi ombrosi Enea vede suo padre Anchise e gli si fa incontro tentando di abbracciarlo, senza però riuscirci visto che Anchise ormai è solo spirito, senza corpo. I due parlano e quando Enea vede molte persone radunate intorno ad un fiume, il padre gli spiega che quello è il fiume Lete, il fiume della dimenticanza, dove le anime vanno a bere l'acqua per dimenticare la propria vita passata e si preparano a reincarnarsi in un nuovo corpo.
Anchise prosegue il suo discorso mostrando ad Enea i grandi personaggi della storia romana, dai re latini, a Romolo, ad Ottaviano, che saranno il frutto della sua discendenza una volta giunto nel Lazio.

Infine Enea e la Sibilla si avviano verso l'uscita dell'Ade. Per farlo ci sono due porte: la porta di corno dalla quale escono le ombre dei morti per manifestarsi ai propri cari nei sogni e la porta d'avorio da cui escono i corpi vivi. E proprio da qui esce Enea che poi si dirige alle navi e riparte.

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