martedì 20 agosto 2013

PARAFRASI ETTORE E ANDROMACA

Parla Andromaca
Oh, miserabile il tuo coraggio sarà il motivo della tua morte; non hai pietà del tuo piccolo figlio e di me, che presto diventerò vedova, perché i Greci ti uccideranno balzandoti addosso: sarebbe meglio che io morissi perché senza di te non avrò nessuna gioia ma soltanto dispiaceri.
Io non ho più padre e madre. Il coraggioso Achille l'ha ucciso ed ha distrutto la città dei Greci, Tebe delle alte porte; egli uccise mio padre, ma non gli tolse le armi perché ne ebbe compassione, lo fece bruciare con la sua armatura e lo seppellì; le ninfe montane figlie di Zeus piantarono olmi sopra la sua tomba. Avevo sette fratelli, che furono uccisi dalle frecce del veloce e coraggioso Achille, tutti in un solo giorno, mentre pascolavano i buoi e le pecore. Mia madre, regina di Placo, fu uccisa da Artemide dopo aver pagato un riscatto ad Achille per essere lasciata libera.
Per me tu sei l'unica persone che ho; rimani a casa e non rendere tuo figlio orfano e me vedova, ferma l'esercito in prossimità del coprifuoco dove il muro è più accessibile e più facile assalire la città. 

Parla Ettore
Ettore allora, che aveva un elmo in testa, disse: anche io penso a tutto questo, ma mi vergognerei davanti ai troiani se restassi come un vile lontano dalla guerra. Non vorrei che tutto questo accadesse, ma ho imparato ad essere forte e a combattere in mezzo ai troiani, procurando a me stesso e a mio padre grande gloria.
Io so bene che verrà un giorno in cui la sacra città di Troia, con il suo re Priamo e il suo popolo, morirà: in quel momento io non soffrirò così tanto per il popolo, per mia madre, mio padre e per i miei fratelli che cadranno sotto la mano dei nemici, ma soffrirò per te che sarai fatta prigioniera da qualche acheo che ti trascinerà via piangendo: allora vivrai ad Argo e sarai costretta a tessere la tela e a portare l'acqua alle sorgenti greche: e questa sarà una vita difficile per te. E chi ti vedrà piangere dirà: ecco la sposa di Ettore, il più forte guerriero dei troiani quando lottava per la sua patria. Per te sarà una cosa straziante perché sarai senza l'uomo che ti avrebbe potuto tenere lontano dalla schiavitù. Spero di morire prima di sentire le tue grida di aiuto. 
Dicendo così Ettore tese le braccia al suo bambino, ma questi si ritirò sul petto dell'ancella, impaurito dall'aspetto del padre e spaventato dal cimiero piumato che stava in cima all'elmo.
Parla Ettore
Sorrisero il padre e la madre, Ettore si tolse l'elmo e lo posò in terrà, poi baciò il figlio e lo sollevò tra le braccia e pregò tutti gli dei: "Zeus, e voi tutti o dei, fate sì che mio figlio possa crescere come me e che si distingua fra i troiani per la sua forza e regni su Troia e fate che un giorno si possa dire di lui che è molto più forte di suo padre. Quando tornerà dalle battaglie porti i corpi dei nemici uccisi e ne possa essere felice sua madre". Dopo che ebbe detto così dette il bambino ad Andromaca; lei lo strinse a se' e sorrise piangendo; Ettore si commosse a guardarla e le disse: "Misero è il tuo destino, nessuno può mandarmi nel regno dei morti. Non c'è umano che può evitare il suo destino".
Dopo aver detto così accompagnò sua moglie a casa e vedeva le ancelle piangere perché sapevano che non l'avrebbero più rivisto in quella casa.

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